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Trentini in Romania - T.T.T. QuartetT.T.T. Quartet

Trentini in Romania

Viaggio alla (ri)scoperta di un capitolo dimenticato dell’emigrazione trentina in Transcarpazia

 

 

 

Dopo la scoperta di un capitolo dimenticato dell’emigrazione trentina in Transcarpazia – all’epoca dell’impero austro-ungarico – l’ufficio Emigrazione della Provincia Autonoma di Trento, in collaborazione con l’Associazione “Trentini nel mondo” ha organizzato un viaggio culturale (dal 27 ottobre al 4 novembre 2012) per incontrare le comunità trentine di Transilvania (CiceuCsíkcsicsó; BrașovBrassóKronstadt; Brezoi) e di Ucraina (TerebesfejérpatakGyilove).

A questo viaggio abbiamo partecipato con un progetto specifico anche noi – Cantiere TTT – incontrando quattro comunità trentine, con concerti in Transilvania (nella chiesa di Brezoi, nell’auditorium Reduta di Brasov, nel centro culturale di Ciceu, nel teatro di Baia Mare), in Ucraina (chiesa di TerebesfejérpatakGyilove) e con esibizioni estemporanee nei monasteri moldavi quattrocenteschi di Suceava e Moldovica.

In particolare il concerto a CiceuCsíkcsicsó, ci ha dato emozioni forti. Già il fatto di poter parlare con questi discendenti di emigranti (che provenivano da Capriana in Val di Cembra) sia in trentino che in ungherese è stata una sorpresa inaspettata. Quando poi abbiamo aperto il concerto con una danza ungherese di Transilvania – che è stato subito “intercettata” e ballata dai ragazzi in costume ungherese del locale gruppo folkloristico – il cuore ci batteva forte …

Anche l’incontro con padre Laszlo, il giovane parroco di TerebesfejérpatakGyilove, in Ucraina, è stata una sorpresa. Pensavamo che parlasse russo … invece è di madre lingua ungherese, come tutti i suoi parrocchiani, comprese le sei famiglie di origine trentina. L’incontro con questa comunità è stato molto toccante. Innanzitutto il luogo: un’antica chiesa di legno, in origine greco-cattolica, in seguito ortodossa (da quando il regime comunista sovietico ha “liquidato” – come dice padre Laszlo – le chiese cattoliche, protestanti e greco-cattoliche). Un tempio, esternamente modesto e sgangherato, ma all’interno una calda esplosione di colori, stendardi, icone, fiori, tappeti, candelabri, affreschi, pizzi, lumini, ricami. Poi i visi di queste donne anziane, incorniciati nei loro semplici fazzoletti colorati: sguardi intensi, stupiti e dignitosi, attraverso i quali puoi leggere come in un libro aperto le tragedie delle guerre, delle purghe staliniane, della miseria e delle sofferenze. Infine la nostra esibizione musicale … abbiamo iniziato ovviamente con il canto Questa nòte è nato in tèra Gesù Cristo Redentor… eseguito prima dai figli di Aranka Corradini e poi con la nostra versione, “completa” di tutte le strofe… occhi lucidi …  Abbiamo poi eseguito a cappella il Miserere e il De profundis dall’ufficio dei defunti, in memoria degli antenati trentini sepolti nel vicino cimitero … occhi ancora più lucidi … Quando abbiamo attaccato Merica Merica un’anziana signora in prima fila ha iniziato a piangere … la cantava suo padre, morto giovane in guerra … conservava ancora le foto, che ha portato in chiesa e che ci ha fatto poi vedere sul cimitero…

Dal punto di vista strettamente musicale, il concerto nel nuovo auditorium di Brasov è stato sicuramente il più “professionale” e gratificante, ma altri momenti, del tutto informali e improvvisati, rimangono altrettanto indelebili ed emozionanti: ad esempio quando abbiamo cantato a cappella il Miserere e il De profundis all’interno delle chiese affrescate dei monasteri moldavi quattrocenteschi di Suceava e Moldovica, tutelati dall’Unesco e considerati la “Cappella Sistina” dell’est.

Tutti i compomenti del Cantiere TTT hanno affrontato questo “tour de force” con grande entusiasmo e disponibilità, metabolizzando in breve tempo un repertorio complesso e piuttosto “altro” rispetto alle loro consuetudini musicali.

Rimane un solo rammarico. In Transcarpazia esisteva una fiorente comunità ebraica ashkenazita, da dove tra l’altro provengono molti brani klezmer del nostro repertorio. In alcuni villaggi la “minoranza” ebraica raggiungeva anche il 60% della popolazione. Ebbene, questa comunità è stata totalmente “liquidata” nella grande tragedia della Shoah, e di essa – spesso – è stato cancellato anche il ricordo.